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L'Oratorio della Regina dei Martiri


In regione Lagoni, appena fuori l'abitato di Pogno, sulla strada per Prerro, nel 1761 fu edificato, per volere e a spese del concittadino don Carlo Paolo Ojetti, un oratorio che fu dedicato alla Regina dei Martiri e a San Giuseppe di lei sposo.
immagine ingrandita Pogno - Oratorio della Regina dei Martiri (apre in nuova finestra) Questo oratorio, chiamato anche della Madonna Santissima Addolorata, fu definito un piccolo gioiello di architettura barocca da don Angelo Stoppa, per oltre mezzo secolo curatore dell'Archivio Diocesano e cultore dell'arte sacra novarese, che nel 1975 lo scoprì in una visita a Pogno e l'impressione immediata e profonda che ne ricavò fu di ammirazione per la delicata grazia delle linee architettoniche interne e per la sorprendente finezza delle minuscole dimensioni tanto da confessare che, pur nella diuturna assuefazione ad edifici del genere nella nostra ampia diocesi, ricca di belle chiese, raramente prima d'allora si era sentito tanto intimamente affascinato da un edificio sacro... come scrisse in una breve relazione che volle dedicargli.
La realizzazione dell'opera va collocata nell'ambito del progetto caritativo verso la popolazione di Pogno ideato e portato a termine da Carlo Paolo Ojetti.
Egli nacque a Roma agli inizi del XVIII secolo, tra il 1701 e il 1702, dai coniugi pognesi Carlo e Laura Maria Rizzara, ivi emigrati come altri parenti e concittadini.
Nel 1703, però, la famiglia era di nuovo a Pogno. Il giovane Carlo ritornò nella città eterna dove compì gli studi e si avviò alla carriera ecclesiastica. Il 24 marzo del 1731 ricevette l'ordine sacerdotale e probabilmente tornò in patria dove fu nominato cappellano della Cappellania di Santa Caterina. In un primo tempo risiedeva all'Alpe Crosa, in seguito, forse anche per l'avanzare dell'età, si trasferì nei locali di abitazione che fece costruire accanto all'oratorio da lui voluto.
Fu filantropo illuminato, soprattutto verso i suoi concittadini. Istituì l'Opera Pia a favore dei poveri infermi miserabili del luogo allo scopo di sollevarli con elemosina e di provvederli di medico e chirurgo. Si trattava di un notevole intervento in materia socio-sanitaria in tempi in cui non esistevano altre forme assistenziali organizzate. Si preoccupò inoltre che fosse provveduto all'istruzione delle ragazze del paese, vero pioniere nella lunga storia dell'emancipazione femminile.
Prima di morire lasciò con testamento dell' 11 maggio 1778, il suo ingente patrimonio alla Comunità di Pogno con l'unico impegno di far celebrare una messa cantata all'anno nel giorno della Domenica terza di settembre. Per la manutenzione dell'Oratorio ha lasciato pertiche tre campo annesse al medesimo, un prato nel territorio di Pogno detto al molino di pertiche due circa, ed una vigna coltiva nel territorio di Gargallo. La cavata di questi/ondi rileverà la somma di tire 33 piemontesi.
immagine ingrandita Oratorio Regina dei Martiri - Vista Laterale (apre in nuova finestra) Dopo una esistenza definita santa dall'arciprete Bussi, parroco di Pogno suo contemporaneo, morì il 19 novembre 1778 e fu sepolto sotto il pavimento dell'oratorio. Gli fu dedicata la via che dal Castello porta alla Regina dei Martiri.
L'oratorio fu ultimato prima del mese d'agosto del 1761. Il Rev. Ojetti inoltrò al Vescovo Mons. Balbis Bertone, che stava per venire in visita pastorale a Pogno, una lettera in cui espone aver/atto inalzare un piccol edificio in forma d'oratorio nel luogo di Pogno, quale intende dedicarlo alla Regina dei Martiri et a San Giuseppe di lei sposo, con assegnarli per dote, et manutenzione un orto cinto di muri della quantità di pertiche duve e mezza circha, già stato esposto alle pubbliche grida, et libero da ogni aggravio coherente al detto oratorio. Supplica pertanto umilmente [...] degniarsi d'approvarlo per pubblico oratorio, con clausola però, che sit de jure patronatus laicali, sine prejudicio iurium parochialium.
Il Vescovo il 15 agosto di quello stesso anno, essendo a Pogno in visita pastorale, si recò all'oratorio e con atto del giorno successivo delegò il vicario foraneo a benedirlo.
Così fu descritto nell'occasione dal cancelliere vescovile can. Michele Giulino:
L'oratorio costruito di nuovo non 'e ancora benedetto. Dalla parte occidentale è unito alla casa del Rev.do prete Carlo Paolo Ojetti: fu edificato a sue spese e da lui stesso si intende la manutenzione. È a volta, intonacato, dipinto, pavimentato ed ornato con fregi di gesso; angusto ma bello e decoroso. Ha una sola porta in facciata ed un'altra a settentrione, mancano le vaschette di marmo per l'acqua santa. Davanti all'altare non e è balaustra a causa dell'angustia di spazio, ma si intende collocarvi due inginocchiatoi a delimitare il presbiterio. L'altare è a ridosso della parete: l'ancona è formata da un quadro decoroso dipinto su tela che raffigura la Circoncisione di N.S. Gesù Cristo, ornata di cornice a muro dipinto. Il gradino superiore unico e la mensa dell'altare sono di muratura, ma è troppo angusta e senza pietra sacra. La supellettile dell'altare è di legno dorato, decorosa ed abbondante. La sagrestia già ricavata dal lato meridionale con apertura al presbiterio è abbastanza ampia, e a volta, intonacata, dipinta e pavimentata. In essa vi è un armadio elegante.
L'oratorio ha un aula lunga metri 10,50 e larga metri 4,30 affiancato al lato sud vi è un corpo di metri 2,50 che la lega alla primitiva abitazione del prete.
All'esterno il piccolo edificio è rude, massiccio, quasi informe eccezion fatta per l'elegante facciatella.
La facciata con frontone a timpano, ha un portale contornato di granito e sormontato da una finestra quadrata, sul lato sinistro, emerge dal tetto un campaniletto sbrecciato.
L'interno così è descritto da don Stoppa:
di minuscole, minime dimensioni, è a tre graziose piccole campate in volta a calotta ribassata, impostata su quattro Rieducali Raggianti su trabeazione settecentesca sonetto da snelle e semplici lesene e controlesene, il tutto in aggraziato complesso barocco di squisita e perfetta linea settecentesca. [La chiesetta] Vorrei dirla unica del genere in zona. [E']Umiliata da uno scombinato pseudo altare aggiunto ...
Si riferisce alla trasformazione apportata alla chiesetta in epoca imprecisata, ma posteriore al 1860, per cui eliminato l'altare primitivo descritto dal cancelliere Giulino nel 1761, si cercò di offrire all'immaginazione popolare la grotta delle apparizioni della Madonna di Lourdes. Oltre all'altare la chiesetta venne a perdere anche l'antica denominazione e oggi è semplicemente identificata come la chiesa della Madonna di Lourdes.
Sotto il pavimento è sepolto il corpo di don Carlo Paolo Ojetti qui tumulato con autorizzazione della competente autorità diocesana come annota il libro dei morti della Parrocchia.
Dipinta sulla parete sud della chiesa, un'epigrafe recita:


R. SACER. CAROLO PAULO OJETTI
AUTORI HUIUS TEMPLI
ET OPERAE PIAE INFIR.MISERABILIUM
OBIJT MDCCLXXVIII


Come un po' tutte le costruzioni sacre e profane dei paesi rivieraschi del Lago d'Orta anche questa chiesuola di Pogno è anonima: non se ne conosce l'autore, ma don Stoppa può affermare che si tratta di un ingegnere o maestro, come allora si chiamavano, del luogo stesso o comunque della regione cusiana, ma ciò che conta, perché 'e lì da vedere, è il piccolo oratorio della Regina dei Martiri, nobile monumento di bei barocco del Settecento, non indegno di altri monumenti assai più noti.


Tratto da:
Giovanni Fonio - Pogno
Storia - Cronaca e Religiosità Popolare
Parrocchia di San Pietro Apostolo
Pogno - 1998

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